

14. Gli errori di Versailles.

Da: H. Stuart Hughes, Storia dell'Europa contemporanea, Rizzoli,
Milano, 1964.

A Versailles le potenze vincitrici, privilegiando soprattutto i
propri interessi politici ed economici, presero decisioni
destinate a provocare una situazione di instabilit nelle
relazioni internazionali forse ancora pi grave di quella
precedente lo scoppio del conflitto. Determinanti furono le
intenzioni punitive nei confronti della Germania, alla quale
vennero imposte condizioni cos pesanti da comprometterne sia la
ripresa economica che la stabilit politica. Particolarmente dure
furono le clausole di riparazione, che, secondo lo storico
americano Henry Stuart Hughes, spiegano a loro volta un grave
errore commesso nella stesura dei trattati: gli aspetti economici
vennero quasi sempre trascurati in favore dei problemi di
nazionalit e di confini; ed anche questi ultimi, nei casi dubbi,
vennero quasi sempre risolti a favore dei vincitori o dei loro
recenti alleati.


L'assetto del l919 ha provocato pi discussioni di qualsiasi altro
problema di storia contemporanea. Da una parte  stato giudicato
il peggiore tradimento di tutto ci per cui Wilson si batteva,
dall'altra il migliore assetto possibile in simili circostanze, e
quello inoltre che consent la pi equa delimitazione delle
frontiere che l'Europa avesse mai conosciuto. Entrambe le tesi
sono giustificabili.
In ogni caso, anche lo storico pi generoso non pu muovere almeno
una critica di fondo: le riparazioni imposte alla Germania erano
ingiuste e in ogni caso questa non avrebbe mai potuto pagarle;
l'affermazione della responsabilit della guerra con cui si tent
di giustificarle falsava inoltre completamente quelle che erano
state le reali origini del conflitto. Questo sostenne il grande
economista americano John Maynard Keynes nella sua magistrale
polemica. Conseguenze economiche della pace in cui egli rivers
tutta l'ira repressa dell'esperto al cui consiglio non s'era dato
ascolto. Le clausole di riparazione spiegano a loro volta un grave
errore commesso nella stesura dei trattati: gli aspetti economici
vennero quasi sempre trascurati in favore di problemi di
nazionalit e di confini. Mentre si sforzarono di dare
l'indipendenza all'Europa centrale e orientale, i negoziatori
della pace del 1919 non badarono ai danni che arrecavano
all'economia della zona. Essi dimenticarono che l'impero
austroungaro, nonostante tutte le sue pecche, aveva dato unit
economica al bacino del Danubio e che, se l'impero doveva finire,
bisognava trovare qualcosa che lo sostituisse.
Dobbiamo aggiungere che, nonostante che i confini tracciati nel
1919 seguissero pi di ogni altro confine stabilito in passato o
in futuro le frontiere linguistiche dell'Europa, i tre grandi, nei
casi dubbi, quasi invariabilmente risolsero il conflitto a favore
dei vincitori o dei loro recenti alleati. E di casi dubbi ce
n'erano a bizzeffe in quella parte dell'Europa, dove tanto spesso
nazionalit diverse erano inestricabilmente intrecciate. In alcune
regioni contese, come ad esempio nello Schleswig settentrionale, e
nell'alta Slesia, Wilson aveva insistito perch si indicesse un
plebiscito. Ma Wilson ben sapeva che in numerose zone, come l'Alto
Adige e l'estremo confine della Boemia, lui stesso e i suoi
colleghi avevano senz'altro agito contro la volont della
popolazione. Per queste maggiori ingiustizie e per altre che il
tempo pot rivelare, egli confidava nell'opera conciliatrice della
Societ delle nazioni.
Il pi grande disinganno del dopoguerra deriv dal fatto che la
Societ delle nazioni non ebbe sulla bilancia internazionale quel
peso che il presidente americano intendeva darle. Di ci sono
responsabili meno gli europei che i compatrioti di Wilson. Nel
marzo del 1920, il senato americano rifiut di ratificare il
trattato di Versailles proprio perch era contrario allo statuto
della Societ delle nazioni che, come aveva voluto Wilson, ne
costituiva parte integrante. Gi egli aveva modificato
sostanzialmente tale statuto e rifiut quindi di aggiungere
ulteriori emendamenti che forse avrebbero salvato il trattato nel
suo complesso.
Usciti dalla Societ delle nazioni gli Stati Uniti si ritirarono
nel loro nuovo isolamento. Tocc all'Inghilterra e soprattutto
alla Francia far rispettare le condizioni di un trattato nel quale
in realt non avevano mai creduto. Inoltre, la mancata ratifica da
parte dell'America tolse quella garanzia di aiuto contro
un'eventuale aggressione tedesca con cui Wilson e Lloyd George
avevano tentato di dissipare i timori di Clemenceau. Mentre gli
inglesi esitavano, i francesi si diedero a trasformare il trattato
di pace in ci che essi avevano voluto sin dall'inizio e si
servirono della Societ delle nazioni per garantire la sicurezza
della Francia. Strinsero alleanze militari con le nazioni nuove o
di recente espansione dell'Europa centro-orientale e si
preoccuparono di sollecitare da una Germania prostrata le
riparazioni di guerra.
Nella sua ultima stesura, il trattato di Versailles non fu n
abbastanza severo per domare definitivamente la Germania, come
avevano desiderato i francesi, n abbastanza generoso perch i
vinti potessero adattarsi alla nuova condizione. Lo stesso si pu
dire del modo in cui si misero in atto le condizioni del trattato.
Poco dopo il 1920, quando i francesi tentarono di far rispettare
alla lettera il trattato di Versailles, gli inglesi non li
appoggiarono; dopo il 1924, quando i francesi si orientarono verso
una politica di distensione, era ormai troppo tardi per cancellare
quel risentimento che s'era andato radicando nell'animo della
popolazione tedesca: questa fu la tragedia ultima del trattato di
Versailles.
